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dedicata alla storia e alla cultura
dell'antica Repubblica Marinara. |

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Il gioco del Ponte è uno
spettacolo medioevale, senz’altro il gioco del mazzascudo,
praticato a Pisa almeno dal XII secolo e varie pause fino al
1406. |
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La Piazza veniva chiusa da
catene a formare un rettangolo alle cui estremità si
lasciavano due aperture per consentire di entrare ai
protagonisti. Al segnale di inizio del gioco le squadre
facevano ingresso armate di mazza di legno e protette da uno
scudo, in testa ponevano dei cestini di vimini che non
sempre riuscivano a riparare dai colpi degli avversari.
Secondo un cronista pisano, l’ultimo spettacolo violento del
gioco si ebbe nel 1406, con la vendita della città di Pisa
da parte di Pietro Gambacorti e la conseguente sottomissione
a Firenze. La data certa è il 1168, quando il gioco fu
organizzato sulle acque dell’Arno, ma l’ubicazione del gioco
era presentato nella Piazza degli Anziani, conosciuto oggi
come Piazza dei Cavalieri. Più che un gioco era una vera e
propria battaglia combattuta da due fazioni che
rappresentavano le zone in cui da sempre Pisa è divisa;
quella di Tramontana, la parte che si estende sulla destra
dell’Arno, e quella di mezzogiorno. |
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Nel 1490 per volontà di
Lorenzo dei Medici si ha la rinascita del gioco.
Ci fu una elaborazione delle regole nelle quali
entrassero ugualmente la forza fisica, la
competizione e il contatto fra i contendenti
senza però che il gioco potesse degenerare in
lotte o risse che potessero danneggiare i
combattenti.
Cambiò anche il teatro del gioco, fu scelto il
Ponte di Mezzo, perché era il punto più centrale
della città e anche perché, insieme agli altri
ponti, costituiva uno dei punti rari di contatto
fra le due fazioni.
I giocatori vennero privati della mazza e come
arma difensiva avevano il “Targone”, che era
solo uno scudo più grande del normale che doveva
essere sorretto mediante una maniglia con
ambedue le mani. |
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Clicca sugli
stemmi per vedere il profilo di ogni squadra
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Le due squadre composte
ognuna di ventiquattro uomini combattenti,si disponevano sul
punto mediano del ponte, una di fronte all’altra. Al segnale
convenuto cominciavano a spingersi a vicenda con i targoni,
con lo scopo di cacciare l’avversario oltre l’ingresso del
ponte. Anche se non vi era più sangue, erano frequenti i
corpo a corpo perché ogni mezzo era lecito per vincere e
mandare l’avversario a retrocedere.
Si dice che uno dei trucchi più usati fosse quello di
sgambettare l’avversario e trascinarlo più lontano
possibile. Le due fazioni furono ulteriormente divise in sei
rioni ciascuna, così di conseguenza vi erano sei sfide.
Vinceva la zona che al termine del gioco aveva totalizzato
maggiori vittorie parziali. Inizialmente il gioco terminava
quando una delle due squadre riusciva a estromettere dal
ponte quella avversaria, con la conseguenza che ogni duello
poteva durare anche alcune ore. In seguito fu stabilito per
ogni sfida il limite di 45 minuti, terminati questi minuti
una compagnia di soldati entrava sul ponte e con grande
energia cercava di bloccare i contendenti in modo che la
giuria potesse verificare le posizioni stabilite a chi
assegnare la vittoria. Un compito per le giurie veramente
difficile.
Il gioco continuò a svolgersi per tutto il periodo Sei e
Settecento, nel 1807 fu l’anno della sua scomparsa.
Nel 1935 il gioco venne riesumato, ma apportandovi radicali
modifiche. Per evitare il contatto tra i combattenti si
pensò a un grande carrello, pesante oltre sette tonnellate,
che scorresse su appositi binari sistemati per la lunghezza
di cinquanta metri in mezzo al ponte. Dalle due fiancate
sporgono per alcuni metri otto stanghe di legno che servono
da l’appoggio per i contendenti. La gara prevede che una
squadra formata da venti uomini faccia forza su quattro
stanghe mentre l’altra si sistema in senso opposto. La
compagine che complessivamente ha gli uomini con i muscoli
più robusti inevitabilmente obbligherà l’altra a ad
arretrare e a perdere così la sfida. E’ rimasta immutata la
divisione della città in due zone, a loro volta frazionate
in sei rioni di cui però solo cinque prendono alla parte
della sfida annuale.
Fino al 1996 in caso di parità (tre vittorie parziali per
parte) si procedeva a uno spareggio, che è stato abolito
riconoscendo il risultato di parità. Nel 2002 è stato
introdotto l’accorpamento di tre squadre per parte che si
affrontano in tre combattenti.
Il gioco del Ponte è tuttora praticato e seguito con grande
partecipazione di tutta la città. L’ultima domenica di
giugno, per consuetudine, sfilano per le vie cittadine circa
750 figuranti in cui costumi di foggia spagnola di epoca
rinascimentale.
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