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dell'antica Repubblica Marinara.

INTRODUZIONE 
In queste pagine è racchiuso, in estrema sintesi, il "problema" della Torre di Pisa.

Nel milletrecento, quando la Torre di Pisa non era ancora ultimata, venne riscontrato uno strapiombo del suo ultimo anello causato da fenomeni di assestamento non uniforme al terreno sottostante alle fondazioni; lo stesso anello presenta oggi uno strapiombo di circa 470 cm, ancora imputabile al lento, ma inesorabile, cedimento differenziato del terreno nei secoli. La "velocità" con cui il monumento sta aumentando la sua pendenza, ma soprattutto il valore attuale dello strapiombo (ai limiti della stabilità statica), rendono assolutamente improcrastinabile un intervento efficace e sostanziale sull’opera. Un intervento, quindi, che abbia tre caratteristiche fondamentali: destra della porta sono scolpiti:

Calcoli Statici

Vittorio Novelli

1)Essere immediatamente efficace, in termini di salvaguardia dell’esistente;

2)Ridurre in modo sensibile la pendenza della Torre;

3)Annullare, o quanto meno rallentare, la velocità con cui la Torre sta aumentando la propria inclinazione. A queste tre caratteristiche corrispondono, nell’ordine, le tre fasi che costituiscono il piano di intervento denominato"OPERAZIONE TORRE".

FINALITA'
Finalità ultima di intervento è restituire la Torre di Pisa alla città ed al mondo intero, così come lo è stata fino a pochi anni fa: visibile e fruibile dall’esterno come dall’interno, senza alterarne in alcun modo la natura, l’ubicazione e l’estetica; il tutto in condizioni di assoluta sicurezza per l’oggi e, anche soprattutto, per il domani.
Sul piano tecnico, l’obbiettivo dell’intervento, nel suo complesso, è quello di ridurre lo strapiombo della Torre in modo progressivo e controllato, operando fin dal primo momento in condizioni di relativa sicurezza, realizzando infine l’allargamento del piano d’appoggio della Torre in condizioni operative ottimali.
E’ costituito dalla successione temporale delle tre fasi di seguito, sinteticamente descritte, di cui verranno sviluppate, nelle pagine successive, le esatte modalità operative ed i criteri di progetto.


Grafico della Torre.
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PRIMA FASE
Consiste nell'ancoraggio della Torre, mediante un numero adeguato di cavi d'acciaio, ad una struttura provvisoria, all'uopo realizzata, posta tra le mura e l'Opera Primaziale a 90 m. circa dalla Torre, in opposizione alla sua pendenza.
La distribuzione dei cavi ed il valore del tiro a ciascuno attributo (mediante martinetti idraulici a controllo numerico) dovrà essere tale da:

- uniformare le tensioni di contatto sul terreno lungo tutta la circonferenza di base della fondazione;
- minimizzare gli sforzi tangenziali fra i diversi anelli.

In altri termini, i cavi consentiranno di realizzare artificialmente nella Torre una condizione statica interna approssimativamente simile a quella che la medesima avrebbe in condizioni di perfetta verticalità.
A tale condizione statica corrisponde, ovviamente, la situazione di massima sicurezza per l'integrità della Torre e per l'incolumità di chi opererà i successivi interventi.
Non costituisce problema la realizzazione della struttura provvisoria di ancoraggio, costituita da un manufatto in cemento armato parzialmente interrato, integrato da palificazione di adeguata profondità, la cui distanza è tale da escludere qualsiasi interferenza con la statica della Torre che non sia quella voluta con l'azione dei cavi.
Il problema del contatto fra i cavi ed il delicato materiale di cui è costituita la Torre è agevolmente risolvibile mediante l'interposizione di opportuni scudi protettivi.

SECONDA FASE
Consiste nel provocare il cedimento controllato della Torre secondo un moto rotativo che compensi (parzialmente) la pendenza attuale, ottenuto mediante l'asportazione, lenta e progressiva, di un cuneo di terreno sottostante la fondazione della Torre.
Fra le possibili tecniche di asportazione del terreno, si è ritenuta più idonea quella realizzabile mediante l'azione abrasiva di un filo diamantato.
Verranno pertanto realizzate due trincee parallele e simmetriche rispetto al piano verticale contenente l'asse della Torre, ad opportuna distanza da esso.
Lungo le trincee viaggeranno i carrelli porta-carrucole che guideranno il filo diamantato nella sua azione abrasiva, esplicata, sempre sul medesimo piano orizzontale, nei confronti terreno sottostante la fondazione della Torre.
Senza entrare nel dettaglio delle tecniche di taglio, si evidenzia come l'effetto del filo si esplica in due azioni: una più propriamente demolitoria del terreno incontrato ed una di trasporto delle sue particelle all'esterno, per adesione meccanica delle stesse al filo.
Pur trattandosi di azioni generalmente simultanee, è possibile provocare all'occorenza la prevalenza di una sull'altra, operando sui diversi parametri operativi, quali:
- la tipologia del filo impiegato;
- la modalità di scorrimento del filo rispetto al terreno;
- la modalità di movimento dell'intero sistema di taglio.
Raggiunto l'equilibrio fra le due azioni, l'entità del materiale localmente asportato, e quindi del cedimento del terreno, potrà essere direttamente rapportata al numero di "passaggi" dell'unità di lunghezza del filo nel sottosuolo: tale valore sarà nullo in corrispodenza dell'asse ideale di rotazione della Torre, ed aumenterà progressivamente allontanandosi da esso, in direzione opposta a quella dello strapiombo.
Durante tutta la fase di cedimento della Torre sarà operativo un rigoroso sistema di controllo del movimento dell'opera e, più in generale, dell'assestamento del terreno limitrofo: saranno infatti le stesse "risposte" rilevate in tempo reale a pilotare l'andamento delle operazioni.
Le stesse informazioni consentiranno inoltre di rielaborare ed aggiornare continuamente i valori dello sforzo di trazione applicato ai cavi di ancoraggio installati nel corso della prima fase dei lavori: in tal modo, malgrado la progressiva evoluzione, non risulteranno sensibilmente modificate le tensioni interne del monumento, né, soprattutto, le condizioni generali di sicurezza dell'intervento.E' evidentemente difficile fare previsioni sulla durata delle operazioni di questa seconda fase: su di essa influiscono in modo determinante l'entità della rotazione della Torre e la sua velocità.
Da valutazioni del tutto teoriche risulta ragionevole ipotizzare una velocità di rotazione non superiore ad un grado sessagesimale ogni sei mesi, al fine di assicurare il completo progressivo assestamento dell'opera.
In merito all'entità della rotazione, riteniamo che la medesima debba essere contenuta fra 1 e 2 gradi sessagesimali, rimandando comunque ad altri il compito e la responsabilità di deciderne l'esatto valore.

TERZA FASE

Raggiunta la pendenza desiderata, prima di rimuovere i cavi di ancoraggio, si procederà al consolidamento della Torre mediante l'ampliamento della fondazione esistente.
Questo intervento trova infatti la sua migliore collocazione temporale nell'esatto momento storico in cui la Torre, ancora saldamente ancorata, è stata ricondotta al minimo valore di pendenza in un lasso di tempo di molti secoli.
L'operazione consisterà nel preventivo riempimento in calcestruzzo del nucleo centrale dell'attuale fondazione e successiva costruzione di una corona circolare esterna in cemento armato post-compresso, saldamente congiunta alla struttura esistente attraverso l'azione cerchiante delle armature.
Verranno attuati in questa fase tutti gli usuali accorgimenti tecnici finalizzati a rendere immediatamente attiva la nuova fondazione: in ogni caso risulta evidente come la massima garanzia di efficacia sia data dal semplice fatto che l'intervento viene eseguito in condizioni di parziale scarico della zona normalmentepiù sollecitata dalla fondazione, dovuto all'effetto localmente deportante dei cavi d'ancoraggio.
Alla rimozione dei cavi stessi sarà pertanto immediatamente disponibile l'ulteriore azione del terreno, in opposizione alla rotazione, con conseguente probabile azzeramento, o comunque drastica riduzione, della velocità di inclinazione prossima futura.
Ad avvenuta verifica dell'efficacia dell'intervento complessivo eseguito, potrà essere demolita la struttura provvisoria di ancoraggio dei cavi.

ALCUNE CONSIDERAZIONI...
Diversamente da altri qualificati progetti, caratteristica fondamentale del Piano di Intervento che proponiamo è la semplicità concettuale: non calcoli sofisticati, non metodiche avveniristiche, ma l'applicazione pratica di nozioni elementari di Fisica e di Tecnica delle Costruzioni.
Non ci consideriamo certo depositari dell'assoluta e matematica sicurezza del risultato, stante l'impossibilità di attingere ad una esperienza in materia che nessuno, per quanto è dato a sapere, possiede.
Di questo però siamo certi: non ci riconosciamo, né lo faremo mai, nella posizione di chi, nell'attesa di definire il Progetto Perfetto, sta oggettivamente collaborando affinchè il problema del salvataggio della Torre di Pisa corra verso la più semplice, anche se meno gradita, delle soluzioni.
Il Geometra Vittorio Novelli di Cesena ricercatore e inventore di nuove soluzioni tecniche per l'edilizia, in particolare per il cemento armato, già titolare di alcuni brevetti in materia n°1056566, n°1071013, n°1204146; volendo dare un contributo per la soluzione della annosa questione della Torre di Pisa, dopo aver considerato attentamente la soluzione effettuando all'uopo diversi sopralluoghi per acquistare i dati necessari per una concreta e valida ipotesi di sistemazione definitiva.
Il sottoscritto ha elaborato e messo a punto un progetto di lavoro, che a suo avviso appare idoneo ed efficace ad un definitivo rafforzamento della Torre di Pisa, con notevole riduzione della pendenza.
Ad illustrazione del piano operativo vi è una relazione tecnica con indicazione dei passaggi essenziali del procedimento di sistemazione;
"procedimento" che oltre a garantire stabilità definitiva alla Torre con apprezzabile economicità di costi per l'intervento, consentirebbe anche durante la esecuzione dei lavori il libero e sicuro accesso dei visitatori al monumento.

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